Il mare...

dentro un'isola: l'Elba

dentro un paese: Porto Azzurro

dentro una casa di reclusione

dentro una piccola stanza

dentro 19 persone: sedici detenuti, un agente, due donne

leggono e scrivono lettere d'amore per Giuseppina

costruiscono piccole valige di carta per Napoleone:

parole e gesti: un bagaglio per evadere!

 

DICE  MARCELLO BARAGHINI...

 

Avete presente certi film western, praterie allucinate, secche, arse, spettrali, senza un filo d'erba, piuttosto qualche scheletro particolarmente scheletrito, uccellacci a cercar qualche animale sopravvissuto?

Ebbene, questo è esattamente il mondo editoriale italiano. Anche peggio. Una prateria desolata, un campo di battaglia dopo una guerra persa ignominiosamente, facendo finta che non sia accaduto nulla, e continuando a far danni nei confronti dei lettori.

Ebbene, noi abbiamo dato fuoco ai pochi arbusti secchi della prateria di regime. L'incendio s'è propagato e ora, presto, la prateria andrà tutta a fuoco.

Prima l'idea che mi covava in testa, nel cuore, nelle pagine dei libri liberi, ma liberi veramente, per rifarmi ad una cara vecchia canzone, poi l'idea del XIII Festival Internazionale di Letteratura Resistente dedicato all'evasione-liberazione.

E ora, gli incendiari: Paolo, grande, appassionato, competente, minuzioso; i due di “Bianco e rosso al verde”, Alessandro ed Enrico; per ultima, decisa, Simonetta.

Simonetta, arrivata sorridente-sorridente per partecipare al festival e raccontare l'esperienza del carcere di Porto Azzurro, che all'istante, nemmeno il tempo di finire di parlare ecco che, con Claudio, mette su un MILLELIREPERSEMPRE, trova un titolo giusto e, naturalmente accetta di metterlo subito in rete, così come, poco prima, è stato per Mario Trudu, Carmelo Musumeci e Luciana Corinna Luberti. Non contenta, alimenta ancor più l'incendio e propone di far colletta, o meglio di adottare la versione cartacea, perché, sostiene lei, c'è chi non può accedere alla rete, come i detenuti. Non perde tempo e lancia l'asta delle Valigie per evadere, già prima del festival, e poi dopo, passano poche ore che mi comunica di aver raccolto la cifra più o meno occorrente.

Fino ad ora, confesso, avevo provato caparbiamente, più di una volta ad incendiare la prateria del conformismo editoriale, ma avevo, per usar metafora, i fiammiferi bagnati, che non prendevano fuoco. Adesso, ieri, oggi, che è già futuro, qualcuna, qualcuno, si affacciano impetuosi. I fiammiferi me li porgono loro, generosi, splendidi, appassionati, armati di competenze, che incendiano cuori, menti, corpi, e ballano, cantano, suonano per la rivoluzione editoriale tanto attesa, alle porte.

 

Marcello Baraghini